CELIAC DISEASE, THE TURNING POINT OF AN EMIGRANT FROM SALERNO TO THE USA

ROMA – «Macché professore. Sono figlio di un ferramenta e me ne vanto. Ho fatto la fame. E me ne vanto. Per sbarcare il lunario ho svolto quattro lavori insieme. E me ne vanto. E ora che sono, almeno dicono, il numero uno degli Stati Uniti nel campo della celiachia, per me non è cambiato niente. Figlio di ferramenta resto, cara mia».
Personaggio fuori dall’ordinario, Alessio Fasano, 52 anni, da Salerno, felicemente unito a una psicologa americana, capo di una bella famiglia allargata e, soprattutto, del centro dell’università di Baltimora dove coordina ricerche all’avanguardia nel settore delle malattie autoimmuni. Eccolo qui, di passaggio in Italia per il congresso internazionale organizzato a Genova dall’associazione italiana celiachia. Dove, tra l’altro, sono stati annunciati i promettenti risultati della pillola capace di sventare gli attacchi del glutine all’intestino.
Se esistesse l’associazione dei cervelli fuggiti dall’Italia, questo scienziato semplice, simpatico, geniale in tutto (anche nella scelta di camicie dal colore insolito), sarebbe di certo il loro presidente. «Sono andato a Baltimora nel ’93, professore associato all’università del Maryland non per ambizione, né per soldi, né perché rifiutato dal mio Paese, l’Italia, che si regge sul sistema dei figli di papà. E figuriamoci chi se lo filava il figlio di un ferramenta. Volevo, assolutamente volevo, aiutare i pazienti con malattie autoimmuni. Ho deciso di fare il medico perché ho visto mia sorella Annamaria soffrire dolori atroci per l’artrite reumatoide. Aveva 12 anni quando cominciò la tortura, è morta 6 mesi fa. Credo che con la pillola anti-celiachia abbiamo aperto la strada alla cura di molte altre malattie autoimmuni».
E’ stata dura, durissima trasferirsi a Baltimora con due figli piccoli, da ragazzo-padre, un nuovo lavoro da impostare, la diffidenza e l’invidia dei colleghi americani, l’ostilità della comunità scientifica che negava l’esistenza della celiachia in Usa. Ma Alessio non aveva scelta, dopo tutte le mortificazioni, i calci, i no prego lei resti indietro che prima dobbiamo sistemare il figlio di e il nipote di: «Non mi sono mai arreso – racconta -. Fin dall’inizio sapevo che sarebbe stato il prezzo da pagare. Per mantenere la prima famiglia ho lavorato saltando le notti. A fine mese contavo i centesimi. Guadagnavo 1 milione e 300 mila al mese contro i 100 mila dollari all’anno che avrei preso a Baltimora. E c’è chi mi ha dato del codardo perché ho lasciato l’Italia, cara mia». Tifoso della Salernitana, prima in serie B, ex pallanuotista, convinto della superiorità degli italiani, tutto ingegno e fantasia, Fasano è fiero di essere un esempio: «Siamo i migliori talenti del mondo e abbiamo le peggiori risorse per la ricerca. Non auguro a nessuno di subire quello che è toccato a me, cara mia». 

Corriere della Sera del 22/09/2008 , articolo di Margherita De Bac  ed. NAZIONALE  p. 20  
af

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