L’analisi si concentra sui prodotti farmaceutici registrati ed evidenzia come a trainare il mercato sia il comparto dei farmaci consumati in ospedale che, insieme alla distribuzione in nome e per conto dei farmaci specialistici, copre circa il 48% del totale ed esprime tassi di crescita molto positivi. La medicina specialistica cresce grazie ai nuovi medicinali.
I prodotti lanciati negli ultimi due anni, infatti, contribuiscono alla metà della crescita totale del canale ospedaliero. Anche i farmaci etici (medicinali con obbligo di ricetta) distribuiti in farmacia tornano a crescere in termini di fatturato, sebbene in modo modesto, spinti da una stagionalità positiva a inizio anno e in conseguenza dell’esaurirsi delle scadenze dei brevetti, che avevano causato un declino importante dei prezzi per i farmaci prescritti dai medici di base. Negli ultimi mesi la ricerca ha portato sul mercato diversi prodotti particolarmente innovativi in grado di migliorare in misura significativa la qualità delle cure e addirittura di sradicare malattie fino a ieri prive di terapia risolutiva.
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Invece la spesa farmaceutica ospedaliera, che soffre cronicamente di finanziamenti molto inferiori alle effettive necessità, vedrà la situazione esacerbata dall’introduzione di farmaci ad alto costo, che tuttavia rappresentano per molti pazienti un miglioramento importante perle loro aspettative di cura. Ormai molti concordano sul fatto che per gestire questo grado di innovazione terapeutica occorre ripensare il modello di finanziamento, che consenta di bilanciare costi e risparmi possibili sulla spesa sanitaria nel suo insieme.
Pensiamo per esempio a cure che consentono l’ottimizzazione dei costi di gestione della malattia (risparmiando sulla diagnostica o le ospedalizzazioni) come nel caso dei nuovi antivirali, ma anche di molti prodotti che con la loro formulazione orale non costringono i pazienti a recarsi in ospedale per ricevere infusioni intravenose. Al momento dal punto di vista strettamente finanziario non è possibile capitalizzare questi risparmi, non solo perché fanno riferimento a voci di budget diverse ma anche perché si realizzano nel lungo periodo mentre i costi delle terapie si concentrano in tempi ristretti.
Per questo motivo riteniamo valga la pena riflettere su nuovi modelli di rimborso per i farmaci più innovativi, che possano diluirne l’impatto su un periodo più lungo e sovrapponibile a quanto in essere con la gestione tradizionale della patologia. Fra i Paesi avanzati l’Italia sarebbe la meglio preparata a sperimentare questo approccio essendo l’unico Paese europeo capace di valutare gli esiti a lungo termine dei farmaci grazie al sistema dei registri introdotto dalla Aifa.
SERGIO LIBERATORE general manager; Ims Health Italia.
MF – Milano Finanza – 27-08-2015
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